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sabato 19 giugno 2021


E in quel tempo così colmo di sole, di tepore e d’armonia vide la luce anche un cavallino dagli occhi ambrati, dal manto candido e dalla folta criniera.

Il bosco sembrò fermarsi nel momento della nascita: scoiattoli, marmotte e persino la notturna civetta, che di giorno dormiva quasi sempre, si svegliò per assistere al lieto evento. Addirittura il vento smise di soffiare e rimase in sospeso per non disturbare.

Ci fu qualcuno che si domandò il motivo di tanta curiosità. Cosa c’era di straordinario in quella nascita tra decine e decine di nascite altrettanto straordinarie?

Nessuno sul momento seppe dare una risposta e tutti quanti si limitarono a osservare col fiato sospeso. Tra gli abitanti del bosco aleggiava una lieve aspettativa, forse anche un vago sentore di quello che in seguito sarebbe accaduto.

Così il cucciolo, che in realtà era femmina, dopo pochi minuti dalla nascita tentava di rialzarsi, tremebonda sulle esili e goffe zampette e incoraggiata silenziosamente dai suoi sostenitori. Nel momento che riuscì a rimanere dritta, si levò un tripudio di evviva.

Le prime settimane passarono sin troppo in fretta e Damigella, così era stata chiamata, cresceva a vista d’occhio e le sue zampe acquisirono ben presto sicurezza e agilità. La piccola, curiosa, come lo sono i cuccioli di ogni specie, si allontanava sempre un po’ di più dalla madre, così che iniziò a esplorare il mondo.

In quel periodo Damigella intrecciò parecchie amicizie: volpi, cerbiatti, scoiattoli e persino qualche ghiro. Per non parlare di passerotti, di cardellini e usignoli.

Fece anche conoscenza con le ranocchie che abitavano il pantano e, a causa del suo buon carattere, riuscì a parlare anche con Rosetta, la Burbera Civetta, soprannominata così dagli abitanti del bosco perché brontolava con tutti quelli che passavano sotto il ramo, sul quale stava appollaiata per ore. Dal suo punto di vista, i passanti le disturbavano il riposo e la meditazione e per questo si era fatta la nomina di essere un’arcigna brontolona. Tuttavia, quasi a compensare questi suoi difetti, Rosetta aveva la fama di essere una grande saggia e per questa sua virtù gli animali del bosco, le si rivolgevano spesso per avere un consiglio. 

La civetta prese subito a benvolere la piccola Damigella, forse perché ne intuì, sin dal primo momento le doti o forse perché ne presagì il futuro.

«Se dimostrerai di avere pazienza t’insegnerò grandi cose, Damigella. Tutte le cose che una creatura intelligente dovrebbe conoscere. T’insegnerò il significato delle parole, le proprietà delle piante e dei fiori e le potenzialità di ogni essere che abita questo bosco. Ne hai di cose da imparare, piccola e allora occorre che tu t’impegni ogni giorno un pochino di più e che mi ascolti con attenzione.»

Rosetta iniziò così le lezioni che Damigella trovava molto interessanti, ma a volte, distratta dalle mille cose che accadevano intorno, lasciava divagava il pensiero su situazioni assai più divertenti fingendo d’ascoltare.

«Presta attenzione, Damigella!» l’avvertì una prima volta la civetta appollaiata su uno dei rami più bassi della grande quercia.

«Presta attenzione, Damigella!» ripeterono in coro i coniglietti, lo scoiattolo e il porcospino accorsi per assistere alla lezione.

Ma la puledrina era attratta dal volo di una coppia di farfalle che s’intrecciavano e volteggiavano intorno a lei, con una grazia e leggerezza infinita. Le magnifiche ali dai colori sgargianti sembravano avere un potere ipnotico su Damigella, che non riusciva a staccare gli occhi dalle loro ardite evoluzioni.

Quel giorno, anche Rosetta si stancò di riprenderla di continuo, fino a decidere di sospendere momentaneamente la lezione.

«Scusami.» mormorò Damigella, in modo contrito. In fin dei conti era dispiaciuta di deludere colei che considerava una grande maestra di vita...

  Favola pubblicata dalla Apollo edizioni

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