E in quel tempo così colmo di sole, di tepore e
d’armonia vide la luce anche un cavallino dagli occhi ambrati, dal manto
candido e dalla folta criniera.
Il bosco sembrò fermarsi nel momento della
nascita: scoiattoli, marmotte e persino la notturna civetta, che di giorno
dormiva quasi sempre, si svegliò per assistere al lieto evento. Addirittura il
vento smise di soffiare e rimase in sospeso per non disturbare.
Ci fu qualcuno che si domandò il motivo di
tanta curiosità. Cosa c’era di straordinario in quella nascita tra decine e
decine di nascite altrettanto straordinarie?
Nessuno sul momento seppe dare una risposta e
tutti quanti si limitarono a osservare col fiato sospeso. Tra gli abitanti del
bosco aleggiava una lieve aspettativa, forse anche un vago sentore di quello
che in seguito sarebbe accaduto.
Così il cucciolo, che in realtà era femmina,
dopo pochi minuti dalla nascita tentava di rialzarsi, tremebonda sulle esili e
goffe zampette e incoraggiata silenziosamente dai suoi sostenitori. Nel momento
che riuscì a rimanere dritta, si levò un tripudio di evviva.
Le prime settimane passarono sin troppo in
fretta e Damigella, così era stata chiamata, cresceva a vista d’occhio e le sue
zampe acquisirono ben presto sicurezza e agilità. La piccola, curiosa, come lo
sono i cuccioli di ogni specie, si allontanava sempre un po’ di più dalla
madre, così che iniziò a esplorare il mondo.
In quel periodo Damigella intrecciò parecchie
amicizie: volpi, cerbiatti, scoiattoli e persino qualche ghiro. Per non parlare
di passerotti, di cardellini e usignoli.
Fece anche conoscenza con le ranocchie che
abitavano il pantano e, a causa del suo buon carattere, riuscì a parlare anche con
Rosetta, la Burbera Civetta, soprannominata così dagli abitanti del bosco
perché brontolava con tutti quelli che passavano sotto il ramo, sul quale stava
appollaiata per ore. Dal suo punto di vista, i passanti le disturbavano il
riposo e la meditazione e per questo si era fatta la nomina di essere un’arcigna
brontolona. Tuttavia, quasi a compensare questi suoi difetti, Rosetta aveva la
fama di essere una grande saggia e per questa sua virtù gli animali del bosco, le
si rivolgevano spesso per avere un consiglio.
La civetta prese subito a benvolere la piccola
Damigella, forse perché ne intuì, sin dal primo momento le doti o forse perché
ne presagì il futuro.
«Se dimostrerai di avere pazienza t’insegnerò
grandi cose, Damigella. Tutte le cose che una creatura intelligente dovrebbe
conoscere. T’insegnerò il significato delle parole, le proprietà delle piante e
dei fiori e le potenzialità di ogni essere che abita questo bosco. Ne hai di
cose da imparare, piccola e allora occorre che tu t’impegni ogni giorno un
pochino di più e che mi ascolti con attenzione.»
Rosetta iniziò così le lezioni che Damigella
trovava molto interessanti, ma a volte, distratta dalle mille cose che
accadevano intorno, lasciava divagava il pensiero su situazioni assai più
divertenti fingendo d’ascoltare.
«Presta attenzione, Damigella!» l’avvertì una
prima volta la civetta appollaiata su uno dei rami più bassi della grande
quercia.
«Presta attenzione, Damigella!» ripeterono in
coro i coniglietti, lo scoiattolo e il porcospino accorsi per assistere alla
lezione.
Ma la puledrina era attratta dal volo di una
coppia di farfalle che s’intrecciavano e volteggiavano intorno a lei, con una
grazia e leggerezza infinita. Le magnifiche ali dai colori sgargianti
sembravano avere un potere ipnotico su Damigella, che non riusciva a staccare
gli occhi dalle loro ardite evoluzioni.
Quel giorno, anche Rosetta si stancò di riprenderla
di continuo, fino a decidere di sospendere momentaneamente la lezione.
«Scusami.» mormorò Damigella, in modo contrito.
In fin dei conti era dispiaciuta di deludere colei che considerava una grande
maestra di vita...
Favola pubblicata dalla Apollo edizioni

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