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sabato 19 giugno 2021

 



La favola di Patatanche

 

Gli antenati dell’orsetto Patatanche non erano nati candidi, come del resto nascono gli orsi della sua specie, ma avevano il pelo marrone o nero come il carbone.

E, forse per uno strano scherzo di madre natura, anche Patatanche alla nascita era tutto nero, tanto che mamma orsa quando lo confrontò il cucciolo gemello, dal pelo candido come la neve, pensò che fosse malato e seguendo un primordiale istinto, lo abbandonò sulla banchisa al suo destino.

Povero Patatanche, piccolo, indifeso e scacciato dalla tana calda e sicura, come se avesse la rogna.

Ma il destino non volle accanirsi contro l’orsetto neonato e mandò in soccorso una giovane mamma adottiva, una foca di nome Gelsomina che aveva perso il suo cucciolo da poco.

Quando intravide per la prima volta e la lontano Patatanche, lo scambiò per un grande batuffolo d’ovatta scuro, ma poi ne sentì il vagito sommesso e s’avvicinò, spinta dalla curiosità tipica della sua razza.

Rimasto alcune ore esposto al rigore delle temperature polari, senza cibo e senza il calore materno, il piccolo era già allo stremo e vagiva debolmente.

Cosicché, quando Gelsomina fu abbastanza vicina, il buffo nasino livido dal gelo del neonato percepì l’odore caldo e zuccherino del latte e Patatanche scoppiò in un pianto ancor più disperato.

Mamma foca rimase sconcertata; qualcosa le suggeriva di stare lontana da quella minuscola creatura, mentre la parte materna la spingeva ad accoccolarsi accanto al cucciolo.

Vinse infine il lato tenero e la foca si distese accogliendo contro il suo ventre caldo e rassicurante, quel mucchio di pelo infreddolito. Il piccolo trovò subito quello che aveva tanto desiderato e cominciò a succhiare come un lupacchiotto vorace e, da quel magico momento, tra i due esemplari di genere diverso s’instaurò un rapporto d’amore profondo.

Mamma foca non ravvisando più alcuna differenza tra loro, si prese cura del piccolo e da allora si comportò come se fosse il suo.

Da parte sua Patatanche, prese a seguire la coda e la strana andatura della sua nuova mamma, sia che lei scivolasse sul ventre, o che avanzasse in modo buffo sulle pinne.

Ma i veri problemi nascevano quando Gelsomina si tuffava nelle acque gelide del mare Artico, attraverso i larghi fori che lei stessa aveva scavato per la pesca.  Allora Patatanche non ne voleva sapere di seguire la mamma sott’acqua e la foca era costretta ad abbandonarlo, solo e indifeso, per parecchio tempo sulla banchisa.

L’orsetto se ne stava buono e tranquillo ad aspettare che mamma tornasse facendo anche lunghe dormite.

Purtroppo, il suo pelo nero spiccava in modo anomalo tra il candore del ghiaccio e un giorno, un gigantesco orso polare avvistatolo da lontano e scambiatolo per una fochetta, si lanciò all’attacco.

In men che non si dica, le enormi zampe dell’orso divorarono la distanza che lo separava dall’inaspettato bocconcino. Patatanche del tutto ignaro dell’imminente pericolo, dormiva serenamente e non si accorse nemmeno delle enormi fauci pronte a divorarlo…

Favola pubblicata dalla Apollo edizioni

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