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domenica 20 giugno 2021


 

I tamtam risuonarono cupi e assordanti nella foresta.

Gli animali, intimoriti dal fracasso, corsero a cercare riparo tra il fogliame più fitto dei rami più alti. Gli uccelli di varie specie smisero di cantare e lanciare i loro richiami amorosi. Anche il vento, che sibilando, faceva stormire le fronde si zittì. Fu quasi come fosse sceso un passa parola a imporre il silenzio totale alla natura.

Da lì a poco la foresta si sarebbe riempita di altri rumori provocati dai cacciatori con l’avanguardia dei loro battitori.

Gli uomini bianchi erano a caccia di animali esotici, vivi o morti. Poteva trattarsi della coloratissima ara, o dei temibili felini della foresta, o degli ambitissimi cuccioli di gorilla, da rivendere a commercianti senza alcun scrupolo, che avrebbero poi esportato i piccoli verso altre nazioni compiacenti, in quello che oramai era diventato un commercio illecito e aberrante.

I portatori avevano cominciato a fare un gran fracasso con un duplice scopo: innanzitutto quello di fare fuggire qualsiasi belva appostata in agguato e, secondo ma non meno importante, quello di separare le madri dai cuccioli, in modo che la cattura di questi ultimi fosse facilitata.

Con il frastuono provocato dai battitori, i cacciatori erano riusciti nel loro intento di allontanare la maggior parte delle belve più pericolose.

Non tutte!

La femmina di giaguaro, regina di quel territorio, non si era lasciata suggestionare da tutto quel baccano. Era forte e orgogliosa e non provava nessun timore degli uomini, per quanto strepito potessero provocare. Anzi! Erano giorni che li seguiva silenziosamente, senza che loro se ne avvedessero; infatti erano stati gli stessi cacciatori che le avevano portato via i suoi due cuccioli. Lei era arrivata appena in tempo per vederli strappare dalla tana in cui li aveva lasciati per andare alla ricerca di cibo.  Li aveva poi visti rinchiudere nella gabbia, dove ora provenivano i loro gemiti sommessi.

Aveva anche cercato di rassicurarli con il tipico verso di richiamo che ogni mamma giaguaro emette verso i propri cuccioli ma, infine, per timore di essere scoperta, aveva rinunciato.

Non aveva mai smesso di seguire il gruppo, sempre accorta e in attesa dell'occasione più propizia di riprendersi i  piccoli.

Gli uomini, nel frattempo, dovevano aver avvistato qualcosa, poiché i rumori si fecero ancora più assordanti e la femmina si acquattò in attesa.

Mamma gorilla stava dormendo col suo piccolo di appena un mese accovacciato sul petto; era una mamma giovane e inesperta che seguiva il suo istinto nel crescere il piccolo. Quella mattina era stata svegliata dai primi rumori e messa in allarme dalle grida dei suoi simili.

I componenti di quel branco non erano molti, solo una decina di esemplari, con un capobranco ancora molto giovane.

Quando i rumori divennero assillanti, la femmina balzò in fretta sulle due zampe, stringendosi al petto il suo piccolo, con gli occhi già spalancati dal terrore.

Con pochi balzi la giovane mamma cercò rifugio su un albero vicino e lì commise il primo errore dovuto alla sua inesperienza; infatti, mentre il resto del suo branco fuggiva dal luogo dell’assalto, fu subito adocchiata, accerchiata e poi costretta a scendere.

Mamma gorilla tentò con la forza della disperazione di difendere la sua vita e quella del piccolo.

Ormai era palese che volessero strapparle il neonato dalle braccia per portaglielo via, ma lei era decisa a difenderlo fino all’ultimo respiro.

Per un po’ combatté cercando di evitare il tocco di tutte quelle mani protese, poi presa da una furia incontenibile, fece balenare i suoi temibili canini, quindi li affondò con violenza nella carne di uno degli aggressori.

E quello risultò essere l’errore fatale.

Quel morso fece perdere il lume della ragione all’uomo ferito.

Il nodoso bastone che il bracconiere brandiva tra le mani venne sbattuto con una violenza inaudita sulla schiena di mamma gorilla, provocandone la caduta dall’albero.

Gli altri cacciatori si accanirono con le loro armi sul corpo della sventurata, che sentì le forze venirle meno.

Gli occhi del primate si sbarrarono dal terrore mentre lanciava stridule urla di dolore, quindi ebbe appena il tempo di intravedere un lampo dorato che attraversava la sua visuale e  si sentì strappare a viva forza il cucciolo dalle braccia...

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