I tamtam risuonarono cupi e assordanti
nella foresta.
Gli animali,
intimoriti dal fracasso, corsero a cercare riparo tra il fogliame più
fitto dei rami più alti. Gli uccelli di varie specie smisero di cantare e
lanciare i loro richiami amorosi. Anche il vento, che sibilando, faceva
stormire le fronde si zittì. Fu quasi come fosse sceso un passa parola a
imporre il silenzio totale alla natura.
Da lì a poco la foresta si sarebbe
riempita di altri rumori provocati dai cacciatori con l’avanguardia dei loro
battitori.
Gli uomini bianchi erano a caccia di
animali esotici, vivi o morti. Poteva trattarsi della coloratissima ara, o dei
temibili felini della foresta, o degli ambitissimi cuccioli di gorilla, da
rivendere a commercianti senza alcun scrupolo, che avrebbero poi esportato i piccoli verso altre nazioni compiacenti, in quello che oramai era diventato un commercio
illecito e aberrante.
I portatori avevano cominciato a fare un
gran fracasso con un duplice scopo: innanzitutto quello di fare fuggire
qualsiasi belva appostata in agguato e, secondo ma non meno importante, quello
di separare le madri dai cuccioli, in modo che
la cattura di questi ultimi fosse facilitata.
Con il frastuono provocato dai
battitori, i cacciatori erano riusciti nel loro intento di allontanare la maggior parte delle belve più pericolose.
Non tutte!
La femmina di giaguaro, regina di quel
territorio, non si era lasciata suggestionare da tutto quel baccano. Era forte
e orgogliosa e non provava nessun timore degli uomini, per quanto strepito
potessero provocare. Anzi! Erano giorni che li seguiva silenziosamente, senza
che loro se ne avvedessero; infatti erano stati gli stessi cacciatori che le avevano
portato via i suoi due cuccioli. Lei era arrivata appena in tempo per vederli
strappare dalla tana in cui li aveva lasciati per andare alla ricerca di
cibo. Li aveva poi visti rinchiudere
nella gabbia, dove ora provenivano i loro gemiti sommessi.
Aveva anche cercato di rassicurarli con il
tipico verso di richiamo che ogni mamma giaguaro emette verso i propri cuccioli
ma, infine, per timore di essere scoperta, aveva rinunciato.
Non aveva mai smesso di seguire il
gruppo, sempre accorta e in attesa dell'occasione più propizia di riprendersi
i piccoli.
Gli uomini, nel frattempo, dovevano aver
avvistato qualcosa, poiché i rumori si fecero ancora più assordanti e la
femmina si acquattò in attesa.
Mamma gorilla stava dormendo col suo
piccolo di appena un mese accovacciato sul petto; era una mamma giovane e
inesperta che seguiva il suo istinto nel crescere il piccolo. Quella mattina
era stata svegliata dai primi rumori e messa in allarme dalle grida dei suoi simili.
I componenti di quel branco non erano molti,
solo una decina di esemplari, con un capobranco ancora molto giovane.
Quando i rumori divennero assillanti, la
femmina balzò in fretta sulle due zampe, stringendosi al petto il suo piccolo,
con gli occhi già spalancati dal terrore.
Con pochi balzi la giovane mamma cercò
rifugio su un albero vicino e lì commise il primo errore dovuto alla sua
inesperienza; infatti, mentre il resto del suo
branco fuggiva dal luogo dell’assalto, fu subito adocchiata, accerchiata e poi
costretta a scendere.
Mamma gorilla tentò con la forza della
disperazione di difendere la sua vita e quella del piccolo.
Ormai era palese che volessero
strapparle il neonato dalle braccia per portaglielo via, ma lei era decisa a
difenderlo fino all’ultimo respiro.
Per un po’ combatté cercando di evitare
il tocco di tutte quelle mani protese, poi presa da una furia incontenibile,
fece balenare i suoi temibili canini, quindi li affondò con violenza nella
carne di uno degli aggressori.
E quello risultò essere l’errore fatale.
Quel morso fece perdere il lume
della ragione all’uomo ferito.
Il nodoso bastone che il bracconiere brandiva
tra le mani venne sbattuto con una violenza inaudita sulla schiena di mamma
gorilla, provocandone la caduta dall’albero.
Gli altri cacciatori si accanirono con
le loro armi sul corpo della sventurata, che sentì le forze venirle meno.
Gli occhi del primate si sbarrarono dal
terrore mentre lanciava stridule urla di dolore, quindi ebbe appena il tempo di
intravedere un lampo dorato che attraversava la sua visuale e si sentì strappare a viva forza il cucciolo
dalle braccia...

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